Non spingere, non tirare!
Non spingere, non tirare!

Non spingere, non tirare!

Autrice: Chiara Massullo
Ultimo aggiornamento: 03/10/2025

Il progetto Non spingere, non tirare!

Attivo dal 2025

Ideatrici e conduttrici:
Chiara Massullo, Elisabetta Proietti

Promosso dal
Centro Antiviolenza “Crisalide” di Spoleto

1ª Edizione febbraio 2025: IPSEOASC Alberghiero “Giancarlo De Carolis” e IIS Tecnico Professionale “Spagna-Campani“, Spoleto (PG)

2ª Edizione novembre 2025: Liceo artistico “L. Leonardi”, Spoleto (PG)

Il progetto

Un percorso di educazione sentimentale (ispirato alla Pedagogia dell’Espressione) rivolto agli adolescenti, finalizzato a decostruire gli stereotipi di genere e promuovere relazioni più rispettose, empatiche e consapevoli. Il laboratorio, condotto attraverso un approccio espressivo, esperienziale e dialogico, integra corporeità, pratiche artistiche e partecipazione attiva. L’obiettivo è offrire ai/alle giovani uno spazio sicuro per riconoscere le norme di genere che influenzano comportamenti e vissuti, interrogare criticamente tali modelli e costruire nuove possibilità relazionali basate su equità, ascolto e libertà.

Targetstudenti e studentesse della scuola secondaria di II grado (biennio e triennio).

Duratapercorso modulabile. Formato standard per classe: 4 incontri di 2 ore ciascuno (2-4settimane) e incontro finale di restituzione pubblica (2 ore).

Obiettivi

  • Favorire la consapevolezza critica sugli stereotipi di genere e sul loro impatto sulla vita affettiva e sociale.
  • Promuovere relazioni empatiche, rispettose e non violente.
  • Sostenere l’espressione emotiva e la comprensione dei vissuti personali.
  • Allenare competenze comunicativo-relazionali, come ascolto attivo, dialogo, gestione dei confini e del consenso.
  • Potenziare la capacità di immaginare scenari alternativi a modelli stereotipati, aprendo possibilità di cambiamento.

Metodi e attività

Il laboratorio ricorre a un approccio espressivo, esperienziale e dialogico, integrando attività fondate su corporeità, pratiche artistiche e partecipazione attiva. Tra le attività proposte:

  • Attività espressive corporee per sperimentare ruoli, potere, cura, confini, consenso.
  • Laboratori narrativi e artistici (analisi di opere, musica, immagini) per far emergere rappresentazioni diffuse e generare contro-narrazioni.
  • Facilitazione dialogica con domande aperte, ascolto attivo, riformulazioni, per sostenere pensiero critico e partecipazione paritaria.
  • Pratiche di trasformazione creativa per esplorare relazioni alternative fondate sulla reciprocità.
  • La conduzione è non direttiva e facilitante, volta a valorizzare ogni soggettività, creare fiducia, promuovere clima inclusivo e non giudicante.

Il percorso segue tre movimenti metodologici intrecciati: ri-conoscere, de-costruire, ri-costruire.

1° Incontro: Ri-conoscere

Mappiamo aggettivi, ruoli, modi di dire associati a maschile/femminile per rendere visibili le norme di genere che ci influenzano. Proveremo poi, nel terzo incontro, ad analizzarle criticamente e tentare possibili narrazioni alternative più eque e liberanti.

Due momenti, “al maschile” e “al femminile”, di movimento su musica, per esperire come i codici agiscano su gesti e posture. Riflessione critica condivisa.

Visione e analisi critica di un video creato ad hoc (spot, cartoni, frasi tipo, ricerche, cronaca, social) per riflettere sulle norme sociali di genere e i loro effetti nocivi.

2° Incontro: De-costruire

A coppie, “artista” e “creta” lavorano sul tocco consensuale per creare una statua, allenando ascolto, confini e cura. Riflessione su controllo/ potere/affidamento e implicazioni per le relazioni quotidiane.

La cura dello sguardo per incontrare l’altro. Esercizio di eye contact a coppie con dialoghi su presenza, emozioni e relazione profonda. Visione del video Amnesty e confronto per collegare l’esperienza a sguardi e norme nella società.

Estratti di opere artistiche per far approfondire ruoli, norme e le varie possibilità di relazionarsi a sé e all’altro (empowering/violenza). Dialogo partecipativo e riflessione critica sui significati profondi.

3° Incontro: Ri-costruire

In due gruppi, a turni, componiamo con i nostri corpi una “scultura vivente” sul tema stereotipi/violenza di genere, in modo cooperativo. L’altro gruppo (pubblico) si fa agente di cambiamento positivo trasformando la scultura verso rispetto, equità, libertà e dandole un nuovo titolo, che è una nuova possibilità di vita e relazione.

La tua voce conta! Ragazzi e ragazze producono creazioni personali espressivo-artistiche (per es. poesia, testo narrativo, disegno, ecc.) ispirate al tema degli stereotipi di genere, delle relazioni interpersonali e delle loro possibili derive violente.
Condivisione e dialogo in gruppo.
Impariamo ad esprimere le emozioni e a riflettere sulle esperienze, ad ascoltarci e a riconoscerci.

Risultati attesi

  • Aumento della consapevolezza su stereotipi e dinamiche inique di genere.
  • Miglioramento delle competenze relazionali, dell’ascolto e dell’empatia.
  • Riduzione di atteggiamenti stereotipati e incremento di visioni plurali e inclusive.
  • Rafforzamento dell’autostima, dell’espressione emotiva e della capacità di raccontarsi.
  • Creazione di un clima di gruppo più coeso, rispettoso e collaborativo.
  • Attivazione di processi di cambiamento quotidiano nelle relazioni tra pari.

Cose da maschi, cose da femmine: le parole dei ragazz*

Le nostre creazioni espressive

Testimonianze

Qui ho potuto esprimermi, altrimenti non parlo tanto.

Da questo punto di vista i prof. ci sottovalutano.

Siamo stati protagonisti, costruendo insieme e interagendo.

Mi è piaciuto che era molto personale e a voce mi sarebbe stato difficile [creazione espressivo-artistica].

Mi ha toccato molto. Mi ha fatto riflettere e mi ha fatto vedere in modo diverso alcune cose.

È stato qualcosa di nuovo, abbiamo parlato di cose di cui non si parla tutti i giorni.

Mi è piaciuto il confronto tutti insieme in cui abbiamo approfondito i materiali e ascoltare le opinioni di tutti.

I giochi, perché ti fanno sperimentare, per esempio il pongo in cui prima eri l’artista e poi la statua.

Mi sono potuta esprimere senza sentirmi giudicata.

Galleria fotografica

Per informazioni e adesioni al progetto contattaci:
elisabettapro2016@gmail.com
chiara.massullo@uniroma3.it