Insegnamento
Insegnamento

La rilevanza della poetica nell’educativo

Il saggio, utilizzando un approccio ermeneutico filosofico-educativo, propone come debba essere inteso l’aggettivo “poetico” in ambito educativo. Per giustificare questa proposta torna a rileggere pagine di Platone e di Aristotele ricercando in quella riflessione antica una rivelazione circa i nessi tra paideia, mimesis e poetica. Quindi tenta un approfondimento fenomenologico della mimesis, che viene riconosciuta come fondamento dell’agire poetico umano, attraverso l’osservazione del gioco spontaneo dei bambini. Applica poi quanto rinvenuto nella ricerca fenomenologica per la comprensione dell’agire poetico all’interno della dinamica docente/discente. Si conclude con alcune brevi immagini di come l’attenzione alla dimensione poetica nell’educativo potrebbe contribuire al benessere umano.

Il corpo e l’arte di essere l’altro

Nell’articolo si tenta l’analisi dell’azione del mimare, presente in ogni essere umano, ponendo l’attenzione sulla dimensione immedesimativa del mimare (quella dove tutto l’essere entra in gioco e l’esteriorità dell’agire non è che la manifestazione di profondi processi interiori), movimento ben differente dall’imitazione esteriore, e se ne indaga il ruolo all’interno dei processi di apprendimento e nel relazionarsi all’alterità.

Il teatro insegnato dai grandi

Il laboratorio di educazione teatrale proposto vuole rinforzare e intensificare quelle qualità umane, così prepotentemente vive nei bambini, che i grandi maestri di teatro si sono impegnati a far recuperare agli adulti educati che vogliono dedicarsi al teatro. In particolare, si ispira al lavoro pedagogico del maestro teatrale Orazio Costa Giovangigli, il Metodo mimico, evidenziando come esso possa essere di fondamentale aiuto per pensare e realizzare attività teatrali appropriate a maestre ed allievi della scuola dell’infanzia.

Movimento espressivo e apprendimento

Una esplorazione in chiave poetico-pedegogica delle immagini di un video realizzato all’interno di un progetto che ha coinvolto bambini e adulti di una scuola multietnica di Roma. Il progetto aveva come scopo principale quello di valorizzare l’utilizzo della mimesis per l’apprendimento della lingua italiana come seconda lingua. Nel suo svolgimento ha allargato i suoi confini per invadere molti luoghi della didattica.

Il teatro nell’aula

L’autore in questo articolo mette in luce le analogie tra il fare in ambito teatrale e il fare di chi insegna e indaga come queste possano dare un contributo per ripensare l’essere docenti, giungendo ad approfondire come anche  l’impadronirsi di alcune delle abilità che sono proprie del teatrante di strada gioverebbe al diventare insegnante.

Essere accesi per cambiare il mondo

La “grande distrazione”, che proponiamo come categoria pedagogica ed esistenziale, ci sembra rappresentare un rischioso nuovo paradigma dell’oggi: è l’assiduità del distoglimento da  sé,  il  continuo  essere  spostati  altrove,  la  pervasiva  induzione  a  eludere il  qui  e  ora,  il ripiegamento  delle  più  belle  energie  umane  verso  la  stasi. È  allora  necessario  e  urgente chiederci:  come  si  può  favorire  la  presenza  piena,  nella  vita  quotidiana  e  in  particolare  nei contesti educativi? Nel presente studio, attraverso le riflessioni di autori classici e il pensiero complesso di Edgar Morin, mettiamo in luce come un’educazione poetica (ossia che coltivi e valorizzi    la    capacità    mimesica    e    la    partecipazione    estetica    alla    realtà)    consenta un’intensificazione della qualità dell’esserci e dell’essere insieme, e quindi della presenza. Riportiamo infine un esempio di educazione poetica raccontando l’esperienza del progetto educativo “Il sasso nello stagno. In movimento tra parole e storie”, una sperimentazione svolta in alcuni licei italiani in cui la lettura espressiva ha costituito la via privilegiata per accendere e aiutare a manifestare la presenza piena degli studenti.

A colloquio d’esame con Edda Ducci

L’autore approfondisce in questo saggio il senso che l’esame orale aveva per la filosofa, impegnandosi a esplicitare quella potenzialità di bello e di bene – che Ducci aveva così ben intuito – che si può portare all’atto nel colloquio che avviene tra un docente e uno studente al termine del corso e mettendo in luce come l’esame orale possa essere «un luogo bellissimo e buonissimo per insegnare».

“A scuola ho imparato a…”

Queste note a margine sono scaturite dalla lettura attenta delle parole di bambini di scuola primaria in risposta a una domanda proposta loro dai ricercatori coinvolti nel progetto “Nulla dies sine linea” – «Che cosa hai imparato a scuola?» – e, proprio a partire dalle parole scritte dai bambini, il presente studio si propone di riflettere intorno al senso della scuola.