Folle
Drammaturgia di strada molto liberamente ispirata al paragrafo 125 della “Gaia Scienza” di Friedrich Nietzsche.
Drammaturgia di strada molto liberamente ispirata al paragrafo 125 della “Gaia Scienza” di Friedrich Nietzsche.
Perché mettere insieme queste due realtà? Che relazione ci può essere tra loro? In questo saggio si tenta di problematizzare la creatività e il movimento creativo, viene poi analizzato l’abbandono scolastico, per mettere in luce, infine, alcune decisive connessioni tra i due movimenti.
Il saggio propone un’ermeneusi in chiave di filosofia dell’educazione di un saggio pirandelliano, “Non parlo di me”: in questo scritto, parlando di come si diventa un artista, Pirandello ci offre, tra le righe e più in generale, un percorso prezioso sull’umanarsi umano.
In questo saggio l’autore denuncia la crisi del Teatro-paideia e propone una via per impegnarsi a rispondere a tale crisi, il Teatro nuovo. In questo può esser tutto detto il senso della ricerca del Teatro nuovo: esser paideia per l’uomo di oggi. Esser Teatro che nutre spiritualmente l’uomo e il teatro umano.
L’autore approfondisce in questo saggio il senso che l’esame orale aveva per la filosofa, impegnandosi a esplicitare quella potenzialità di bello e di bene – che Ducci aveva così ben intuito – che si può portare all’atto nel colloquio che avviene tra un docente e uno studente al termine del corso e mettendo in luce come l’esame orale possa essere «un luogo bellissimo e buonissimo per insegnare».
Un titolo contro-tendenza che segna un impegno anch’esso contro-tendenza: quando sembra urgente spendere le proprie energie per spiegare e per risolvere, impegnarsi, invece, per scrutare l’aspetto mistero della comunicazione umana/umanante, quell’aspetto che non può – per la sua natura – essere l’oggetto di un’analisi logico-razionale, ma che evidentemente è nella comunicazione umana/umanante, e che se misconosciuto la impoverisce, fino a immiserirla qualitativamente, a dispetto di qualsivoglia incremento quantitativo.
Cinque meditazioni su temi bioetici: Medicina dei bisogni, medicina dei desideri… Ma che ne sappiamo noi dei bisogni dell’uomo?; Umanizzare la vita: preoccuparsi della vita nell’uomo; La relazione medico paziente: una riflessione filosofico-educativa; L’appropriatezza della cura: la mesotes nella therapeia; Medicalizzazione e umanizzazione: la medicalizzazione tra consumismo ed etica.
Una psicologa ci fa entrare nelle dinamiche dei due laboratori di pedagogia dell’espressione che ha guidato all’interno del Policlinico “Umberto I” di Roma: uno che ha coinvolto soggetti affetti da patologie dell’alimentazione (anoressia e bulimia), e un altro tenuto all’interno del servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC).
Un attore narra di un momento di azione formativa che coinvolge un gruppo di adulti con problemi psichiatrici.
Un’antropologa ci consegna le pagine del diario in cui osserva se stessa mentre è impegnata a riscoprire la propria capacità mimesica.