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ANFoMAM Apprendere dai bambini per formare i maestri nell’ambito della matematica 2018-2022 Membro gruppo di ricerca italiano per il MimesisLab Roma Tre: prof. Gilberto Scaramuzzo …
ANFoMAM Apprendere dai bambini per formare i maestri nell’ambito della matematica 2018-2022 Membro gruppo di ricerca italiano per il MimesisLab Roma Tre: prof. Gilberto Scaramuzzo …
Lo studio si concentra su un luogo specifico dell’azione educativa: la lezione accademica. Attraverso l’analogia tra una classe universitaria e uno spazio teatrale, l’Autore individua i principi che accomunano la dimensione artistica e quella educativa offrendo un contributo per ripensare la lezione universitaria.
La presente riflessione intende indagare il luogo del teatro reinterpretandone il senso di cui può essere investito nel processo educativo; analizzare il dialogo che con questo luogo può instaurare un maestro di teatro e un educatore; descrivere una metodologia che riconosca il teatro come luogo dell’educativo abitabile da un educatore o un’educatrice che non sia anche un professionista in ambito teatrale.
Una esplorazione in chiave poetico-pedegogica delle immagini di un video realizzato all’interno di un progetto che ha coinvolto bambini e adulti di una scuola multietnica di Roma. Il progetto aveva come scopo principale quello di valorizzare l’utilizzo della mimesis per l’apprendimento della lingua italiana come seconda lingua. Nel suo svolgimento ha allargato i suoi confini per invadere molti luoghi della didattica.
La “grande distrazione”, che proponiamo come categoria pedagogica ed esistenziale, ci sembra rappresentare un rischioso nuovo paradigma dell’oggi: è l’assiduità del distoglimento da sé, il continuo essere spostati altrove, la pervasiva induzione a eludere il qui e ora, il ripiegamento delle più belle energie umane verso la stasi. È allora necessario e urgente chiederci: come si può favorire la presenza piena, nella vita quotidiana e in particolare nei contesti educativi? Nel presente studio, attraverso le riflessioni di autori classici e il pensiero complesso di Edgar Morin, mettiamo in luce come un’educazione poetica (ossia che coltivi e valorizzi la capacità mimesica e la partecipazione estetica alla realtà) consenta un’intensificazione della qualità dell’esserci e dell’essere insieme, e quindi della presenza. Riportiamo infine un esempio di educazione poetica raccontando l’esperienza del progetto educativo “Il sasso nello stagno. In movimento tra parole e storie”, una sperimentazione svolta in alcuni licei italiani in cui la lettura espressiva ha costituito la via privilegiata per accendere e aiutare a manifestare la presenza piena degli studenti.
Une redattrice editoriale disvela la natura mimesica del suo lavoro e mostra la sperimentazione di una didattica della scrittura che si avvale dell’esercizio fisico della mimesis.
Obbiettivo di questa ricerca è la delineazione di un profilo, sia dal punto di vista filosofico-educativo sia sul piano della pratica educativo-teatrale, della figura del/della pedagogo/a teatrale operante all’interno della scuola italiana. La ricerca intende immettere l’Università come consulente pedagogico nell’attuale tavolo dei lavori e affrontare il rapporto fra teatro e giovani, spettacolo e scuola, fra mondo produttivo artistico (enti culturali/singoli operatori) e mondo della scuola, al fine di strutturare una proposta di alta ispirazione educativa, rifacendosi, tra l’altro, alla parabola pedagogica del metodo mimico di Orazio Costa. Una proposta, quella qui tratteggiata, che parte da un’acclarata e profonda consapevolezza del valore della pedagogia teatrale così come della specificità storicizzata dell’insegnamento delle discipline all’interno della scuola.
Rendersi simile nella voce e/o nel gesto a qualcuno o a qualcosa è fare la mímesis di quel qualcuno o di quel qualcosa. Cosa succede se l’azione formativa, educativa, terapeutica insiste su questo esercizio? Anoressia, bulimia, malattia psichiatrica, ma anche bambini della scuola dell’infanzia, adulti che vogliono imparare a scrivere, e un’antropologa compongono l’eterogenea umanità coinvolta in questa ricerca.
Il volume presenta “l’ermeneutica dell’educativo”: una singolare e inattuale metodologia di ricerca in ambito pedagogico. I caratteri di questa metodologia vengono elaborati dall’autore a partire da una lettura critica dalle pubblicazioni scritte e da quelle orali della filosofa dell’educazione Edda Ducci.
Attraverso una serie di saggi, il testo affronta il tema dell’insegnamento come fatto artistico, proponendosi di dare a questa visione fondamenta solide e trarre da essa le conseguenze necessarie. È un testo che fa nascere interrogativi, che scuote e che promuove. Ha forza di ispirare chi con passione si dedica all’opera di insegnare e che ama intensificare la ricerca della bellezza nel proprio lavoro.