Insegnamento
Insegnamento

Teatro, educazione, democrazia

Obbiettivo di questa ricerca è la delineazione di un profilo, sia dal punto di vista filosofico-educativo sia sul piano della pratica educativo-teatrale, della figura del/della pedagogo/a teatrale operante all’interno della scuola italiana. La ricerca intende immettere l’Università come consulente pedagogico nell’attuale tavolo dei lavori e affrontare il rapporto fra teatro e giovani, spettacolo e scuola, fra mondo produttivo artistico (enti culturali/singoli operatori) e mondo della scuola, al fine di strutturare una proposta di alta ispirazione educativa, rifacendosi, tra l’altro, alla parabola pedagogica del metodo mimico di Orazio Costa. Una proposta, quella qui tratteggiata, che parte da un’acclarata e profonda consapevolezza del valore della pedagogia teatrale così come della specificità storicizzata dell’insegnamento delle discipline all’interno della scuola. 

Quando la scuola non crea disagio: apprendimento e amore

Nei nostri studi e nelle nostre riflessioni forse siamo più propensi ad affrontare il tema del disagio scolastico avvertito da alcuni studenti e a cui il sistema formativo deve poter far fronte, piuttosto che riflettere sul disagio che la pratica scolastica può creare negli studenti mentre realizza la dinamica che maggiormente le pertiene, quella relativa al processo di insegnamento-apprendimento. Queste pagine propongono un’analisi filosofico-educativa sul tema dell’apprendimento con il fine di provocare una riflessione in chiunque sia davvero interessato a evitare che proprio in questo processo si annidi, nell’ambito scolastico, il rischio della generazione di un disagio.

Riflessioni sull’estetica del docere

Quando una lezione è bella? In questo studio l’autore prova a rispondere a questa domanda, interrogandosi sulla lezione come luogo dialogico, sulle sue qualità estetiche, sull’importanza della qualità della relazione del docente sia con il soggetto di studio che con gli studenti e le studentesse e ipotizzando infine come la bellezza di una lezione si misuri proprio dagli effetti che essa provoca in chi vi partecipa.

La comunicazione umanante

Questo volume prosegue la collana, diretta da Edda Ducci e edita da Anicia, “Filosofare sull’educativo” e si pone idealmente come quarto volume collettaneo di quella serie: la stessa Ducci, prima della morte, ne ha impostato il tema, lasciando ai suoi collaboratori il compimento dell’opera. Un titolo contro-tendenza che segna un impegno anch’esso contro-tendenza: quando sembra urgente spendere le proprie energie per spiegare e per risolvere, impegnarsi, invece, per scrutare l’aspetto di mistero della comunicazione umana/umanante, quell’aspetto che non può – per la sua natura – essere l’oggetto di un’analisi logico-razionale, ma che evidentemente è nella comunicazione umana/umanante, e che se misconosciuto la impoverisce, fino a immiserirla qualitativamente, a dispetto di qualsivoglia incremento quantitativo. Quattro saggi che indagano l’aspetto misterioso della comunicazione umana/umanante in quattro opere: un luogo dell’insegnare, un diario soggettivo, un film, la trascrizione delle lezioni di un filosofo.

L’insegnante come l’artista

Attraverso una serie di saggi, il testo affronta il tema dell’insegnamento come fatto artistico, proponendosi di dare a questa visione fondamenta solide e trarre da essa le conseguenze necessarie. È un testo che fa nascere interrogativi, che scuote e che promuove. Ha forza di ispirare chi con passione si dedica all’opera di insegnare e che ama intensificare la ricerca della bellezza nel proprio lavoro.