Quel che è permanente nell’educare
Questo articolo si apre con un ripensamento dell’etimologia di “educare”, per riflettere sull’esistenza di un permanente nei processi educativi.
Questo articolo si apre con un ripensamento dell’etimologia di “educare”, per riflettere sull’esistenza di un permanente nei processi educativi.
Tutte le facoltà umane sono, dunque, chiamate in causa quando si tratta di concretare questa realtà – quella dell’agire solidale – e, perciò, un riconoscimento meramente razionale (cioè un riconoscimento che si realizzi facendo ricorso unicamente a quella facoltà che pure ci appare tra quelle umane la più eccellente) dei bisogni dell’altro non potrà che generare una solidarietà povera! Perché si possa davvero parlare di una solidarietà reale occorre altro: in questo saggio l’autore si impegna a riflettere proprio intorno a questo altro.
The text reports on the workshop conducted by the author within the DEMO:DRAM (Democracy through Drama) project. In the workshop “Becoming ‘The Infinity’ by Giacomo Leopardi through mimesis”, starting from the mimesis of the elements (fire, earth, air, water), the participants approach the words of the poem, first in its original language followed by an exploration of the text translated into the participants’ mother tongues.
The text reports on the workshop conducted by the author within the DEMO:DRAM (Democracy through Drama) project. The workshop “The Poetry of Mimesis” seeks to explore how we can read and respond to texts differently in order to develop a deeper understanding of the author’s intention. During the experience of this workshop, it is intended that participants will create the mimesis of the words of a poem using all of their body. Adaptations of this workshop could be used in English to explore a specific extract of a novel or a news article. Alternatively, this approach could be used in history and/or media studies to evaluate different texts and bias.
The text reports on the workshop conducted by the author within the DEMO:DRAM (Democracy through Drama) project. Starting from the word ‘memory’ in participants’ mother tongue, and from other words connected with ’memory’, the facilitator proposes a ‘mimetic exploration’ aimed to trace a common history of migration. The facilitator builds a shared drama through Mimesis in Education methodology. The starting point of the workshop is to explore words related to journeys in the participants’ home language. The students then build a story through movement and mime based on the connection of the key words. Students work collaboratively to interpret and understand each other’s story.
Questo contributo parte da alcune fondamentali osservazioni antropologiche di Marcel Jousse sul mimismo umano per poi accennare a due maestri di teatro che, coerentemente con le analisi di Jousse, hanno costruito le loro pedagogie poetiche e per, infine, concludersi con delle domande aperte vogliose di accendere una riflessione su quanto una rivalutazione in ambito educativo del corpo poetico possa contribuire al benessere umano.
Una disarmonia radicale tra noi umani e il mondo che ci circonda ha una sua origine dal prevalere, nell’Occidente del mondo, di un paradigma educativo che privilegia la razionalità a scapito della mimesicità. La razionalità è la capacità con cui tentiamo di apprendere l’altro da noi ponendoci di fronte ad esso e analizzandolo; la mimesicità è la capacità con cui comprendiamo l’altro per connaturalità, sintonizzandoci con l’altro. In questo studio si riprenderanno gli inizi di questa contrapposizione: rileggendo pagine di Platone e gli sviluppi che si sono avuti con Aristotele. Infine, verranno presentati alcuni aspetti del Metodo mimico elaborato per la formazione dell’attore da Orazio Costa, che si basa proprio su un cambiamento di paradigma educativo: diventare gli elementi della natura per imparare a vivere in sé l’altro da sé.
Di fronte alla crisi della presenza che attraversiamo e al rischio che la “grande distrazione” si imponga fino a diventare caratteristica strutturale dell’umano che depotenzia attenzione e sensi e affievolisce progressivamente la capacità di incidere sulla realtà e di “vedere” e quindi costruire futuri possibili e possibilmente migliori – e che arrivi a configurarsi come pericolo per la stessa sopravvivenza dell’umano –, è necessario individuare le strade che svolgano la funzione concreta di richiamo alla presenza piena, a quell’esserci che, dunque, sa anche costruire qualità nella relazione con ogni alterità. Il contributo propone la lettura ad alta voce e l’approccio al testo basato sulla ricerca paideia mimesis come una delle strade praticabili, utilizzando il linguaggio artistico come sfida educativa e incentivando l’apertura alla creatività. C’è una fame di bellezza e di presenza consapevole che ci abita e che non possiamo continuare ad ignorare, se vogliamo costruire un mondo più bello, più buono, più giusto. Il contributo dà conto di alcuni progetti.
Rendersi simile nella voce o nel gesto a qualcuno o a qualcosa è quel che Platone chiama fare la mímesis. Molto presente nel giocare spontaneo dei bambini, la mímesis viene ignorata o combattuta dall’azione educativa che ci fa adulti nell’Occidente del mondo.
Rendersi simile nella voce e/o nel gesto a qualcuno o a qualcosa è fare la mímesis di quel qualcuno o di quel qualcosa. Cosa succede se l’azione formativa, educativa, terapeutica insiste su questo esercizio? Anoressia, bulimia, malattia psichiatrica, ma anche bambini della scuola dell’infanzia, adulti che vogliono imparare a scrivere, e un’antropologa compongono l’eterogenea umanità coinvolta in questa ricerca.