Educazione (è) amore
Il 16 dicembre 2025 sul n.30 della Rivista “Annali online della Didattica e della Formazione Docente” è stato pubblicato un articolo di Chiara Massullo, dedicato ad approfondire il ruolo dell’amore nella relazione educativa.
Il 16 dicembre 2025 sul n.30 della Rivista “Annali online della Didattica e della Formazione Docente” è stato pubblicato un articolo di Chiara Massullo, dedicato ad approfondire il ruolo dell’amore nella relazione educativa.
Il saggio, utilizzando un approccio ermeneutico filosofico-educativo, propone come debba essere inteso l’aggettivo “poetico” in ambito educativo. Per giustificare questa proposta torna a rileggere pagine di Platone e di Aristotele ricercando in quella riflessione antica una rivelazione circa i nessi tra paideia, mimesis e poetica. Quindi tenta un approfondimento fenomenologico della mimesis, che viene riconosciuta come fondamento dell’agire poetico umano, attraverso l’osservazione del gioco spontaneo dei bambini. Applica poi quanto rinvenuto nella ricerca fenomenologica per la comprensione dell’agire poetico all’interno della dinamica docente/discente. Si conclude con alcune brevi immagini di come l’attenzione alla dimensione poetica nell’educativo potrebbe contribuire al benessere umano.
Partendo da alcune riflessioni di Aristotele e di Platone, questo articolo approfondisce l’apprendimento mimesico – cioè quel farsi simile che consente integralmente, veramente, di assimilare – e mette in evidenza il ruolo di una rivalutazione della mimesis nella teoria e nella prassi educativa contemporanea.
L’articolo analizza 422e ss. per riconsiderare, alla luce del dialogo tra Socrate ed Ermogene, il ruolo da assegnare alla mimesis nella riflessione e nella prassi educativa, con una particolare attenzione alla comunicazione non verbale come modo paradossale di mostrare la natura delle cose.
L’intento del presente studio è quello di rileggere la riflessione platonica e aristotelica su mimesis, anche alla luce degli studi più recenti, per ipotizzare una didattica che costruendosi poeticamente e non soltanto razionalmente possa costituirsi come inclusiva, perché in grado di rispondere ai bisogni profondi di coloro che presentano difficoltà di apprendimento e di comportamento.
Questo articolo si apre con un ripensamento dell’etimologia di “educare”, per riflettere sull’esistenza di un permanente nei processi educativi.
Una disarmonia radicale tra noi umani e il mondo che ci circonda ha una sua origine dal prevalere, nell’Occidente del mondo, di un paradigma educativo che privilegia la razionalità a scapito della mimesicità. La razionalità è la capacità con cui tentiamo di apprendere l’altro da noi ponendoci di fronte ad esso e analizzandolo; la mimesicità è la capacità con cui comprendiamo l’altro per connaturalità, sintonizzandoci con l’altro. In questo studio si riprenderanno gli inizi di questa contrapposizione: rileggendo pagine di Platone e gli sviluppi che si sono avuti con Aristotele. Infine, verranno presentati alcuni aspetti del Metodo mimico elaborato per la formazione dell’attore da Orazio Costa, che si basa proprio su un cambiamento di paradigma educativo: diventare gli elementi della natura per imparare a vivere in sé l’altro da sé.
Rendersi simile nella voce o nel gesto a qualcuno o a qualcosa è quel che Platone chiama fare la mímesis. Molto presente nel giocare spontaneo dei bambini, la mímesis viene ignorata o combattuta dall’azione educativa che ci fa adulti nell’Occidente del mondo.