mimesis
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La complessa poetica dell’educare

L’articolo di Massullo e Scaramuzzo, pubblicato a dicembre 2025 sul n.2 della rivista Studi di Formazione, esplora la dimensione estetico‑poetica dell’educazione, proponendo la poesia della vita come categoria pedagogica. La partecipazione estetica è analizzata come pratica che genera empatia, solidarietà e comprensione, offrendo una prospettiva per affrontare le sfide sociali ed ecologiche contemporanee.

Il movimento delle parole 1 – Condivisioni: Festival dei Due Mondi

Il 4 luglio 2025, all’interno del percorso “Condivisioni” del Festival dei due mondi di Spoleto, il primo appuntamento del ciclo di laboratori artistico-educativi aperti a tutti che si svolgeranno in diverse città d’Italia. Promosso dal Fondo Camilleri in occasione del centenario dell’autore, curato da E. proietti e condotto da G. Scaramuzzo, in collaborazione con la Roma Tre Mimesis del DSF di Roma Tre.

La rilevanza della poetica nell’educativo

Il saggio, utilizzando un approccio ermeneutico filosofico-educativo, propone come debba essere inteso l’aggettivo “poetico” in ambito educativo. Per giustificare questa proposta torna a rileggere pagine di Platone e di Aristotele ricercando in quella riflessione antica una rivelazione circa i nessi tra paideia, mimesis e poetica. Quindi tenta un approfondimento fenomenologico della mimesis, che viene riconosciuta come fondamento dell’agire poetico umano, attraverso l’osservazione del gioco spontaneo dei bambini. Applica poi quanto rinvenuto nella ricerca fenomenologica per la comprensione dell’agire poetico all’interno della dinamica docente/discente. Si conclude con alcune brevi immagini di come l’attenzione alla dimensione poetica nell’educativo potrebbe contribuire al benessere umano.

Il paradigma perduto

Partendo da una lettura critica dell’attuale momento storico, l’articolo si impegna nel riconoscimento di un paradigma poetico e si interroga su come esso possa essere rilevante per orientare in una maniera che sia bella buona e giusta per l’umano e per ciò che non è umano le transizioni che sono in atto. Si tratta di un paradigma che ci era stato consegnato dal mondo greco ma che il mondo occidentale sembra aver negli anni dimenticato fino a perderne il senso e la valenza. L’articolo, nel ponderare la necessità di una riscoperta di questo paradigma, si avvale anche del contributo che può venire interrogando l’IA; che, se compresa nelle sue potenzialità e nei suoi limiti, può utilmente aiutare a ri-conoscere e a ri-valutare quel che è il proprio dell’essere umano, e a salvaguardare, così, l’umanità in un momento complesso come quello attuale.

Lo spessore della parola

Le parole nascono da un rapporto profondo, mimesico, con il mondo, ma se questo rapporto è invece di superficie, se non è quello di un esperire diretto, interiore, totale, che fine fanno le parole e noi uomini con loro? L’autore ritiene che occorra, con forza e impegno, invertire questa circolarità e innescare il processo opposto: ridare spessore alla parola è ridare spessore all’uomo.