educazione
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A colloquio d’esame con Edda Ducci

L’autore approfondisce in questo saggio il senso che l’esame orale aveva per la filosofa, impegnandosi a esplicitare quella potenzialità di bello e di bene – che Ducci aveva così ben intuito – che si può portare all’atto nel colloquio che avviene tra un docente e uno studente al termine del corso e mettendo in luce come l’esame orale possa essere «un luogo bellissimo e buonissimo per insegnare».

Meditazioni filosofico-educative

Cinque meditazioni su temi bioetici: Medicina dei bisogni, medicina dei desideri… Ma che ne sappiamo noi dei bisogni dell’uomo?; Umanizzare la vita: preoccuparsi della vita nell’uomo; La relazione medico paziente: una riflessione filosofico-educativa; L’appropriatezza della cura: la mesotes nella therapeia; Medicalizzazione e umanizzazione: la medicalizzazione tra consumismo ed etica.

Premessa (Mimopaideia)

Cosa succede se si sollecita, in un determinato contesto educativo o terapeutico, un soggetto a utilizzare in maniera qualificata la propria capacità mimesica? I saggi raccolti nel volume investigano tale questione, testimoniando le azioni formative, educative o terapeutiche incentrate sull’esercizio della capacità mimesica intraprese dagli autori.

Mimesis ed etica

In questo saggio si parla di mimesis e della rilevanza di questo dinamismo per il costituirsi dell’agire umano. Poiché l’essere umano impara ad agire attraverso un processo mimesico, da un punto di vista etico il problema della formazione umana potrebbe dirsi in questi termini: di chi è bene fare la mimesis? A chi è bene che ci rendiamo simili? È inoltre necessario chiedersi: è possibile che quel che è bene per il singolo lo sia anche, necessariamente, per la convivenza? 

La salvaguardia di quel margine ineffabile che concerne l’educabilità umana

Questo contributo intende riflettere su una delle ultime lezioni di Edda Ducci per come l’ha espressa nell’ultima delle opere collettive che ha curato all’interno della collana di Anicia da lei diretta, “Filosofare sull’educativo”, per verificarne la portata nella riflessione filosofico-educativa che segna l’attualità.

Teatro, educazione, democrazia

Obbiettivo di questa ricerca è la delineazione di un profilo, sia dal punto di vista filosofico-educativo sia sul piano della pratica educativo-teatrale, della figura del/della pedagogo/a teatrale operante all’interno della scuola italiana. La ricerca intende immettere l’Università come consulente pedagogico nell’attuale tavolo dei lavori e affrontare il rapporto fra teatro e giovani, spettacolo e scuola, fra mondo produttivo artistico (enti culturali/singoli operatori) e mondo della scuola, al fine di strutturare una proposta di alta ispirazione educativa, rifacendosi, tra l’altro, alla parabola pedagogica del metodo mimico di Orazio Costa. Una proposta, quella qui tratteggiata, che parte da un’acclarata e profonda consapevolezza del valore della pedagogia teatrale così come della specificità storicizzata dell’insegnamento delle discipline all’interno della scuola. 

Il contributo si articola attraverso una premessa finalizzata a ricordare la centralità del teatro nella vita, e forse anche nell’Opera, di Albert Camus; e a indicare la collocazione all’interno della sua produzione del lavoro teatrale su cui si eserciterà la proposta ermeneutica. Seguirà poi una brevissima riflessione sul senso che può avere la scelta di un autore-filosofo come Camus di scrivere teatro, e sul ruolo che possono avere le pause e i silenzi in questo linguaggio artistico. Quindi si affronterà quanto indicato nel titolo di questo intervento e ci si occuperà di tentare di leggere il senso delle pause e dei silenzi che Camus inserisce all’interno del testo de Il malinteso.