educazione
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La salvaguardia di quel margine ineffabile che concerne l’educabilità umana

Questo contributo intende riflettere su una delle ultime lezioni di Edda Ducci per come l’ha espressa nell’ultima delle opere collettive che ha curato all’interno della collana di Anicia da lei diretta, “Filosofare sull’educativo”, per verificarne la portata nella riflessione filosofico-educativa che segna l’attualità.

Teatro, educazione, democrazia

Obbiettivo di questa ricerca è la delineazione di un profilo, sia dal punto di vista filosofico-educativo sia sul piano della pratica educativo-teatrale, della figura del/della pedagogo/a teatrale operante all’interno della scuola italiana. La ricerca intende immettere l’Università come consulente pedagogico nell’attuale tavolo dei lavori e affrontare il rapporto fra teatro e giovani, spettacolo e scuola, fra mondo produttivo artistico (enti culturali/singoli operatori) e mondo della scuola, al fine di strutturare una proposta di alta ispirazione educativa, rifacendosi, tra l’altro, alla parabola pedagogica del metodo mimico di Orazio Costa. Una proposta, quella qui tratteggiata, che parte da un’acclarata e profonda consapevolezza del valore della pedagogia teatrale così come della specificità storicizzata dell’insegnamento delle discipline all’interno della scuola. 

Il contributo si articola attraverso una premessa finalizzata a ricordare la centralità del teatro nella vita, e forse anche nell’Opera, di Albert Camus; e a indicare la collocazione all’interno della sua produzione del lavoro teatrale su cui si eserciterà la proposta ermeneutica. Seguirà poi una brevissima riflessione sul senso che può avere la scelta di un autore-filosofo come Camus di scrivere teatro, e sul ruolo che possono avere le pause e i silenzi in questo linguaggio artistico. Quindi si affronterà quanto indicato nel titolo di questo intervento e ci si occuperà di tentare di leggere il senso delle pause e dei silenzi che Camus inserisce all’interno del testo de Il malinteso.

Leggere (con gioia) per scrivere il futuro

Di fronte alla crisi della presenza che attraversiamo e al rischio che la “grande distrazione” si imponga fino a diventare caratteristica strutturale dell’umano che depotenzia attenzione e sensi e affievolisce progressivamente la capacità di incidere sulla realtà e di “vedere” e quindi costruire futuri possibili e possibilmente migliori – e che arrivi a configurarsi come pericolo per la stessa sopravvivenza dell’umano –, è necessario individuare le strade che svolgano la funzione concreta di richiamo alla presenza piena, a quell’esserci che, dunque, sa anche costruire qualità nella relazione con ogni alterità. Il contributo propone la lettura ad alta voce e l’approccio al testo basato sulla ricerca paideia mimesis come una delle strade praticabili, utilizzando il linguaggio artistico come sfida educativa e incentivando l’apertura alla creatività. C’è una fame di bellezza e di presenza consapevole che ci abita e che non possiamo continuare ad ignorare, se vogliamo costruire un mondo più bello, più buono, più giusto. Il contributo dà conto di alcuni progetti.

In-tendere

Questo libro è il grido di richiamo di un uomo agli altri uomini. Chiamata a rispondere è ogni umanità che non si vuole spersa. La filosofia dell’educazione guadagna un Premio Nobel inusitato e geniale, che parla con voce nuova e invoglia al vivere.

La comunicazione umanante

Questo volume prosegue la collana, diretta da Edda Ducci e edita da Anicia, “Filosofare sull’educativo” e si pone idealmente come quarto volume collettaneo di quella serie: la stessa Ducci, prima della morte, ne ha impostato il tema, lasciando ai suoi collaboratori il compimento dell’opera. Un titolo contro-tendenza che segna un impegno anch’esso contro-tendenza: quando sembra urgente spendere le proprie energie per spiegare e per risolvere, impegnarsi, invece, per scrutare l’aspetto di mistero della comunicazione umana/umanante, quell’aspetto che non può – per la sua natura – essere l’oggetto di un’analisi logico-razionale, ma che evidentemente è nella comunicazione umana/umanante, e che se misconosciuto la impoverisce, fino a immiserirla qualitativamente, a dispetto di qualsivoglia incremento quantitativo. Quattro saggi che indagano l’aspetto misterioso della comunicazione umana/umanante in quattro opere: un luogo dell’insegnare, un diario soggettivo, un film, la trascrizione delle lezioni di un filosofo.

Paideia Mimesis

Rendersi simile nella voce o nel gesto a qualcuno o a qualcosa è quel che Platone chiama fare la mímesis. Molto presente nel giocare spontaneo dei bambini, la mímesis viene ignorata o combattuta dall’azione educativa che ci fa adulti nell’Occidente del mondo.

Mimopaideia

Rendersi simile nella voce e/o nel gesto a qualcuno o a qualcosa è fare la mímesis di quel qualcuno o di quel qualcosa. Cosa succede se l’azione formativa, educativa, terapeutica insiste su questo esercizio? Anoressia, bulimia, malattia psichiatrica, ma anche bambini della scuola dell’infanzia, adulti che vogliono imparare a scrivere, e un’antropologa compongono l’eterogenea umanità coinvolta in questa ricerca.

Così è (se vi pare). Una lettura pedagogica

Affermare il Così è (se vi pare) come opera di assoluta valenza educativa, quasi utopia per una convivenza felice, è atto che non può essere fatto con leggerezza: richiede conferme da umanità che abbiano saggiato nel vivere il valore nutritivo dell’opera. Solo quando la risposta umana è sembrata evidente, è anche sembrato opportuno lo scrivere e il pubblicare questa lettura.