Gilberto Scaramuzzo
Gilberto Scaramuzzo

Il luogo del teatro nell’educativo

La presente riflessione intende indagare il luogo del teatro reinterpretandone il senso di cui può essere investito nel processo educativo; analizzare il dialogo che con questo luogo può instaurare un maestro di teatro e un educatore; descrivere una metodologia che riconosca il teatro come luogo dell’educativo abitabile da un educatore o un’educatrice che non sia anche un professionista in ambito teatrale.

Stanze di Eros (Volume Ricerca pedagogica e bene comune)

Il saggio racconta brevemente la nascita e le caratteristiche essenziali del progetto di educazione poetica alla sessualità Stanze di Eros. Il progetto ha preso avvio dall’ascolto di un bisogno espresso da studenti e studentesse e, attraverso la raccolta anonima di domande solitamente rivolte al web, è stato creato uno spazio estetico di ascolto e riflessione. Da questo processo è nato, in modo inatteso, uno spettacolo teatrale interattivo, in cui attori, danzatori e pubblico dialogano poeticamente sui temi della sessualità. Il progetto dimostra come un approccio poetico possa produrre paideia, riuscendo a restituire alla sessualità una dimensione educativa autentica, lontana dall’isolamento della ricerca solitaria online.

La rilevanza della poetica nell’educativo

Il saggio, utilizzando un approccio ermeneutico filosofico-educativo, propone come debba essere inteso l’aggettivo “poetico” in ambito educativo. Per giustificare questa proposta torna a rileggere pagine di Platone e di Aristotele ricercando in quella riflessione antica una rivelazione circa i nessi tra paideia, mimesis e poetica. Quindi tenta un approfondimento fenomenologico della mimesis, che viene riconosciuta come fondamento dell’agire poetico umano, attraverso l’osservazione del gioco spontaneo dei bambini. Applica poi quanto rinvenuto nella ricerca fenomenologica per la comprensione dell’agire poetico all’interno della dinamica docente/discente. Si conclude con alcune brevi immagini di come l’attenzione alla dimensione poetica nell’educativo potrebbe contribuire al benessere umano.

Il paradigma perduto

Partendo da una lettura critica dell’attuale momento storico, l’articolo si impegna nel riconoscimento di un paradigma poetico e si interroga su come esso possa essere rilevante per orientare in una maniera che sia bella buona e giusta per l’umano e per ciò che non è umano le transizioni che sono in atto. Si tratta di un paradigma che ci era stato consegnato dal mondo greco ma che il mondo occidentale sembra aver negli anni dimenticato fino a perderne il senso e la valenza. L’articolo, nel ponderare la necessità di una riscoperta di questo paradigma, si avvale anche del contributo che può venire interrogando l’IA; che, se compresa nelle sue potenzialità e nei suoi limiti, può utilmente aiutare a ri-conoscere e a ri-valutare quel che è il proprio dell’essere umano, e a salvaguardare, così, l’umanità in un momento complesso come quello attuale.

Lo spessore della parola

Le parole nascono da un rapporto profondo, mimesico, con il mondo, ma se questo rapporto è invece di superficie, se non è quello di un esperire diretto, interiore, totale, che fine fanno le parole e noi uomini con loro? L’autore ritiene che occorra, con forza e impegno, invertire questa circolarità e innescare il processo opposto: ridare spessore alla parola è ridare spessore all’uomo.